VECCHIE COLONIE E PESCI ARROSTO

Vecchia e disabitata, ormai, ma se ascolto bene tra le crepe dei muri e le piastrelle che ho sotto i piedi sento ancora le voci dei bambini che, spensierati, si godono le vacanze al mare.

A tratti luminosa e ombreggiata, nasconde tra le sue macerie e le ringhiere in ferro battuto ricordi di guerra, di giochi di bambini, di decenni di storia che annusandola si sentono tutti.

La colonia bolognese, maestosa, imponente, mi ha sempre affascinato e quando sono riuscita  fotografarla mi sono immersa nell’anima di quei corridoi, di quelle scalinate, di quel fico che cresce dal cemento.

Da quelle scalinate che mirano al cielo si vede tutta la spiaggia fino al mare e se ci andate alla fine dell’estate, quando l’aria è fresca e il sole ancora caldo ingiallisce la sabbia, non c’è un posto migliore per pranzare seduti per terra.

Non aspettatevi sempre delle ricette vere e proprie, con dei numeri, delle quantità, delle regole. Perché come vedete la realtà che si vede non è quella che si percepisce, che si avverte e si cattura guardando con i propri occhi. La parte entusiasmante è anche saper guardare le proprie passioni sapendole trasformare e personalizzare.

In uno scenario così non si può fare altro che pensare alla tradizione e allora vi racconto come si mangia il pesce sulla riviera romagnola.

Sogliole, merluzzi, triglie, sardoncini, Lasciategli le spine e le teste, pulite solamente l’intestino. Calmari, gamberi, lavateli e asciugateli bene. Preparate del pangrattato con un pizzico di sale, olio d’oliva, prezzemolo e aglio tritati. Impanate i pesci e cuoceteli su una graticola. Se lo fate in casa cuoceteli in una padella antiaderente foderata con carta da forno.

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